Curiosità

Storia e restyling dell’indimenticabile Maggiolino

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Storia del Maggiolino

Il Maggiolino è l’auto che ha fatto conoscere la Volkswagen in tutto il mondo, un emblema tedesco al quale sono intitolati musei, storia e altro, protagonista di una storia lunga oltre 60 anni.

L’auto del popolo

Il racconto di quest’auto affonda le sue radici in un periodo buio della Germania, precisamente nel 1934, nel pieno del regime nazista che per anni ha guidato il paese. In quell’anno il Fuhrer Adolf Hitler al Salone di Berlino, luogo di esposizione degli ultimi ritrovati tecnologici, annunciò che l’automobile doveva appartenere al popolo e non doveva essere dunque un lusso riservato solo ai più ricchi.

Il nuovo ambizioso progetto, a cui poi pochi anni dopo seguì in contemporanea quello della storica 500 italiana su ordine di Mussolini, prese il nome di Volkswagen, l’auto del popolo, il nome che tutt’oggi caratterizza la marca produttrice.

Pertanto nello stesso anno il progetto della nuova auto che sarebbe stata a disposizione di tutti venne affidata a Ferdinand Porsche, uno dei migliori ingegneri del Reich, dettando le specifiche che poi hanno caratterizzato i primi modelli.

Appena due anni dopo, Porsche presentò tre prototipi che pare furono particolarmente apprezzati da Hitler. Il modello in questione viene ricordato con la sigla VW30.

Lo step successivo fu quello di cercare il luogo adatto che avrebbe ospitato lo stabilimento della più grande fabbrica di auto del mondo e furono selezionate le terre del castello di Wolfsburg in bassa Sassonia.

Finalmente nel ’38 avvenne la cerimonia di inizio dei lavori di quello che è oggi lo stabilimento della Volkswagen e, appena un anno dopo, al Salone Internazionale di Berlino venne esposto il primo modello del Maggiolino, la KDF-Wagen che sta per auto forte verso la gioia.

Bundesarchiv, Bild 146II-732 / Unknown / CC-BY-SA 3.0 [CC BY-SA 3.0 de], via Wikimedia Commons

Il collaudo più duro del mondo

Paradossalmente, l’auto del popolo non fece in tempo a diventare effettivamente un bene a disposizione del popolo quando la sua produzione venne convertita in militare nel 1939, anno dello scoppio della seconda guerra mondiale. La produzione civile del Maggiolino non trovava una grossa utilità quanto per i campi di battaglia in cui erano schierate le truppe tedesche, destinate perlopiù al trasporto veloce di ufficiali e altro. Nel periodo della seconda guerra mondiale nacquero due modelli dell’auto, la prima la Kubelwagen, la seconda Schwimmwagen che in tedesco significa l’auto che nuota.

La particolare composizione di questa macchina infatti serviva ad affrontare i terreni più ostici, infatti garantiva una velocità sull’acqua di più di 10km/h, un risultato molto notevole per la tecnologia del tempo.

L’auto venne collaudata praticamente in tutti i campi di battaglia che videro protagonisti i nazisti: Africa, Russia ed Europa, quest’auto se la cavò perfettamente in ogni dove, dimostrandosi un vero gioiello dell’ingegneria automobilistica.

La nuova produzione civile di Maggiolino

Quando nel 1945 la seconda guerra mondiale terminò, i bombardamenti alla fabbrica della Volkswagen erano stati molto intensi, al punto che ne era rimasto in piedi solo una piccola parte.

Gli inglesi che avevano potere decisionale su quell’area, decisero in un primo momento di abbatterla, ma grazie ad Ivan Hist, maggiore al quale era stata affidata la fabbrica, rimase in piedi e qualche anno dopo venne riconsegnata ai tedeschi sotto la guida di Heinz Nordhoff.

A partire dal ’46 fino agli anni ’70 il Maggiolino vide il suo periodo di massimo splendore.

Dopo i bombardamenti gran parte dei materiali e dei macchinari erano andati persi, senza contare che l’economia del dopoguerra non era così florida da poter permettere a tutti l’acquisto di un bene come quello di un’automobile, nonostante il prezzo basso. Sotto la guida di Nordhoff, tuttavia, la produzione aumentò da appena 19 modelli del ’48 a oltre 46.000 appena un anno dopo e nel tempo furono apportati molti miglioramenti.

Nonostante tutte queste variazioni, non furono quasi mai apportate delle modifiche estetiche alla macchina, se non minuscole, in questo lasso di tempo che ha visto la produzione aumentare così rapidamente.

A questo proposito c’è un episodio molto interessante sul numero di Maggiolino prodotti. Si dice che il suo creatore Porsche, rilasciato dai francesi da cui era stato fatto ingiustamente prigioniero durante la guerra, vide per la prima volta in strada decine dei suoi modelli e si commosse al punto da scoppiare in lacrime.

Dagli anni ’50 ai ’70 e il restyling

Gli anni ’50 e ’60 furono un periodo molto florido per il Maggiolino, dal momento in cui si cominciò a esportare decine di migliaia di modelli oltre il Paese e molti anche oltreoceano, inoltre aprirono nuovi stabilimenti in Brasile e Messico dediti solo alla produzione di questa auto storica.

Nonostante i continui miglioramenti meccanici e motoristici dell’auto, il primo restyling estetico venne applicato nel ’67 quando i fari divennero verticali e il paraurti più squadrato. Nel 1970 invece, venne creato il nuovo modello che prese il nome di Maggiolone.

Un maggiolino e un maggiolone
Moxmarco [CC BY-SA 4.0], via Wikimedia Commons

Negli anni ’70 vennero creati numerosi modelli a edizione limitata del Maggiolino, tra i quali si ricordano il Samtrot, lo Special Bag e il Silver Bag, il Jeans e altri, ma il più importante è il Maggiolino del Giubileo, creato per festeggiarne i 50 anni di carriera.

Infine, la produzione del Maggiolino in Europa cessò nel ’78 e negli ultimi anni anche negli stabilimenti oltreoceano.

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