Curiosità

La storia dell’ex pilota Jackie Stewart

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Jackie Stewart

Sir John Young “Jackie” Stewart è stato il primo pilota inglese capace di conquistare 3 Mondiali di Formula 1: ecco la sua storia.

Jackie Stewart: gli inizi

Jackie Stewart è detto “lo scozzese volante” per via delle sue indubbie doti di pilota, tra i più forti di sempre a livello mondiale: ad oggi è l’unico driver del Regno Unito a conquistare 3 Mondiali di Formula 1, nel 1969, 1971 e 1973.

Stewart è nato l’11 giugno 1939 a Milton, nel Regno Unito: figlio di un rivenditore di automobili (prima Austin, poi Jaguar) e pilota di moto amatoriale, ha anche un fratello minore, Jimmy Stewart, ed è da sempre un grande appassionato di motori.

La carriera scolastica di Jackie, anche a causa di una dislessia diagnosticata tardi, non decolla mai e così lascia gli studi per lavorare in officina: per la verità però, prima del suo successo come pilota registra varie vittorie nel tiro a volo, a soli 13 anni.

Membro pluripremiato della squadra di tiro scozzese, vinse il campionato britannico, scozzese e gallese di skeet, oltre al campionato europeo Coppa delle Nazioni. La sua evoluzione nel tiro a volo arrivò fino alle Olimpiadi del 1960, dove però presenziò solo come riserva.

Ad ogni modo, al contempo, il suo coinvolgimento crescente nel mondo dei motori si limitava al contatto con le attività di famiglia, per cui lavorava in qualità di apprendista meccanico. Ecco come nacque il suo avviamento al mondo delle corse.

Jackie Stewart: i primi successi

Mentre il fratello Jimmy prende parte al GP di Gran Bretagna di F1 nel 1953, Jackie si fa notare nell’ambiente del motorsport nei primi anni Sessanta: è il 1961 quando un cliente di suo padre gli offre la possibilità di provare delle auto da corsa.

Un anno dopo Jackie gira ad Oulton Park su una Jaguar E-Type con gli stessi tempi dei veri piloti, e così decide di diventare professionista.

Nel 1962 vince le sue prime 2 gare, l’Ecurie Ecosse gli offre un volante e vince anche a Goodwood, su una Cooper della scuderia stessa. Un anno dopo colleziona ben 14 vittorie, un 2° posto, 2 terzi posti e solo 6 ritiri.

A questo punto Ken Tyrrell, allora direttore della squadra di Formula Junior della Cooper, lo chiama a Goodwood per dei test: qui grazie alle sue capacità ottiene la nuovissima monoposto di Formula3 in prova anche da Bruce McLaren, e gira più veloce di lui così Tyrrell gli offre un posto.

Questa collaborazione, che durerà poi per tutta la carriera di Stewart, inizia nel 1964 con lo strabiliante esordio in F3: nella prima gara, sul bagnato, vinse con ben 44 secondi di vantaggio rispetto agli altri.

Stewart e la fedeltà a Tyrrel

A questo punto arrivò una proposta della Cooper, che gli offrì un posto in F1: Jackie però rifiutò e scelse di fare esperienza in F3 con Tyrrell.

È l’anno 1965, e Stewart si appresta al debutto nel Mondiale F1 con la BRM: anche qui supera e stupisce tutti: arriva 6° in Sudafrica, 3° a Monte Carlo e 1° in Italia, concludendo l’anno al 3° posto, dopo il compagno di squadra Graham Hill.

Un anno dopo l’esordio, nel 1966, Jackie resta più lento di Hill a causa della bassa affidabilità della monoposto inglese: in ogni caso vince a Monte Carlo e partecipa alla 500 Miglia di Indianapolis, distinguendosi per la sua performance. Resta infatti primo fino a 10 giri dalla fine, concludendola 6° ma solo per un problema meccanico alla vettura.

Anche in questo caso Hill (anche’esso al debutto) lo supera, arrivando primo, ma Stewart si guadagna comunque il nome di “Rookie of the year”.

Passa un altro anno e nel 1967 Jackie ha un nuovo compagno di squadra, il connazionale Mike Spence, che supera arrivando 2° sia in Belgio che in Francia.

Stewart: la Matra e la carriera in Formula 1

Un anno dopo (1968) avviene il trasferimento di Jackie alla Matra e così la sua carriera decolla davvero: nonostante la stagione inizi saltando 2 Gran Premi, Spagna e Monte Carlo, per un infortunio in F2, Stewart diventa vicecampione del mondo, ed è più veloce anche del compagno di scuderia, il transalpino Johnny Servoz-Gavin. Le vittorie sono 3, Olanda, Germania e USA.

Le vittorie si susseguono veloci, e già nel 1969 lo “scozzese volante” vince il primo Mondiale F1, superando i colleghi Jean-Pierre Beltoise e Servoz-Gavin. Egli vince 6 volte: Sudafrica, Spagna, Olanda, Francia, Gran Bretagna e Italia.

Jackie Stewart e le nuove avventure

Nel 1970, dopo soli 2 anni e tante vittorie, Jackie lascia la Matra, visto che la nuova proprietaria Chrysler vuole usare motori V12.

L’allora responsabile del team transalpino, Ken Tyrrell, compra alcuni telai March, sfrutta i tradizionali V8 Ford Cosworth e offre a Jackie di correre per lui: anche con la neonata March, Jackie vince in Spagna e supera i compagni francesi Servoz-Gavin e François Cevert.

Al contempo anche Tyrrell si afferma come costruttore, e inizia la sua vera avventura nel GP del Canada del 1970, con Jackie Stewart come unico driver della 001, la prima monoposto della storia della scuderia inglese, non senza problemi di affidabilità.

Nonostante queste limitazioni, Stewart ottiene ottimi risultati in qualifica nelle ultime 3 gare stagionali, con la situazione che migliorò ancora nel 1971: il pilota, sempre più rapido di Cevert e di Peter Revson vince Spagna, Monte Carlo, Francia, Gran Bretagna, Germania e Canada, oltre ad un doppio primo posto nello stesso anno nel campionato Can-Am, Mont-Tremblant e Mid-Ohio.

Nel 1972 Stewart continua a vincere e arriva 2° nel Mondiale con 4 vittorie, Argentina, Francia, Canada e USA.

Un anno dopo arriva l’ultimo mondiale di Formula 1 di Stewart: nel 1973 vince ancora. Cevert, suo rivale, muore durante le qualifiche di quello che sarebbe stato il suo 100° GP, e così Jackie non prende parte all’ultima gara dell’anno, per rispetto nei suoi confronti.

Jackie Stewart e la carriera dopo la F1

Dopo i successi in F1, Jackie Stewart si ritira dalle corse nel 1973, ma continua la sua carriera come commentatore TV e uomo immagine per varie aziende, tra cui la Ford.

Nel 1997 fonda la scuderia Stewart e 2 anni dopo essa ottiene una vittoria nel GP d’Europa, al Nürburgring, grazie a Johnny Herbert: il Team resta sotto la sua supervisione per soli 3 anni, e nel 2000 Jackie vende tutto alla Ford, che a sua volta lo trasforma in Jaguar e poi lo rivende nel 2005 alla Red Bull.

Stewart non scordò mai i problemi di sicurezza dei piloti, e in particolare si fece ispirare dal suo incidente avvenuto al Gran Premio del Belgio 1966 per capire che bisognava rendere l’automobilismo uno sport sicuro, appoggiato da Louis Stanley (capo della BRM).

La loro campagna mirava a migliorare i servizi di emergenza, costruendo barriere di sicurezza ai lati delle piste, insistendo per rendere obbligatorio l’uso del casco integrale e delle cinture di sicurezza e per la modernizzazione dei circuiti, diventando impopolare tra gli organizzatori dei gran premi, i giornalisti e anche tra alcuni dei suoi colleghi.

Jackie Stewart e i riconoscimenti

Tra i riconoscimenti di Jackie Stewart troviamo:

  • 1966 – Indianapolis 500 – Rookie of the Year
  • 1969, 1971, 1972 e 1973 – Hawthorn Memorial Trophy
  • 1973 – Segrave Trophy del Royal Automobile Club, Sportsman of the Year per Sports Illustrated e BBC Sports Personality of the Year
  • 1990 – International Motorsports Hall of Fame
  • 1999 – John Bolster Award
  • 2010 – Gregor Grant Award

Jackie Stewart è quindi una colonna portante della Formula 1 attuale, un ambasciatore perenne dell’automobilismo e un ex costruttore grazie a cui esiste il plurivittorioso team Red Bull Racing.

Dopo la morte di John Surtees (10 marzo 2017) è diventato di diritto il più anziano pilota di Formula 1 iridato ancora in vita. Ritiratosi dalle corse, ha svolto le attività di giornalista, tecnico collaudatore automobilistico, consulente pubblicitario e team manager.

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